Da anni nelle foreste europee aumentano i disturbi biotici causati da insetti, funghi o altri agenti patogeni. I cambiamenti climatici e il commercio globale aggravano questa tendenza: temperature più elevate, periodi di siccità più frequenti e inverni più miti favoriscono lo sviluppo e la diffusione di molti organismi nocivi, mentre i trasporti internazionali di merci aumentano il rischio di introdurre nell’ambiente nuove specie esotiche dannose. L'interazione di questi fattori aumenta la probabilità di danni forestali più intensi o su vasta scala. In questo contesto, l'attenzione si concentra sempre più su una gestione forestale preventiva, con popolamenti misti e adatti alle condizioni stazionali presenti. La seguente classificazione mostra quale ruolo possono svolgere le mescolanze di specie arboree e dove si trovano i loro limiti.

Meno danni nei popolamenti misti

L'analisi statistica di oltre 600 boschi studiati mostra che i popolamenti forestali con più specie arboree mediamente sono colpiti da danni biotici in misura inferiore di circa il 23 per cento rispetto alle monocolture (fig. 2). Ciò vale per diversi organismi nocivi, tra cui insetti specializzati e per le specie invasive. L'effetto è stato dimostrato in molte tipologie di foreste, anche se la sua intensità varia a seconda delle condizioni stazionali e della composizione delle specie arboree. 

Meccanismi di riduzione dei danni

Da un lato, le specie non ospiti presenti nelle vicinanze riducono la «visibilità» degli alberi ospiti idonei e rendono quindi più difficile per i parassiti la ricerca o il loro insediamento mirato sugli alberi-bersaglio. Dall’altro lato, con la diminuzione della percentuale di una specie arborea sensibile, diminuisce pure la disponibilità (diluizione della popolazione di “ospiti”), il che limita lo sviluppo di elevate densità di popolazioni di insetti nocivi. Inoltre, i popolamenti boschivi più ricchi di strutture e di specie favoriscono la presenza di antagonisti naturali come insetti predatori o uccelli, il che può rallentare e attenuare ulteriormente lo sviluppo dei danni.

La composizione è più importante del numero di specie

Determinante per l'effetto preventivo contro l'infestazione da insetti nei popolamenti misti non è solo il numero di specie arboree, ma anche la loro mescolanza mirata. In molti casi sono sufficienti già due specie arboree per ottenere un effetto misurabile. Particolarmente efficace è la mescolanza di specie arboree ospiti sensibili con specie non ospiti adattate alla stazione nonché le combinazioni di specie geneticamente meno affini, come ad esempio tra conifere e latifoglie (fig. 4). 

Per quanto riguarda gli agenti patogeni fungini o batterici si osserva un andamento simile: i popolamenti misti presentano in media un livello di infestazione inferiore rispetto ai popolamenti monospecifici (Field et al. 2025). Anche in questo caso, ciò che conta non è tanto il numero delle specie arboree presenti, quanto piuttosto l’identità delle specie vicine. Gli alberi non sensibili interrompono gli spazi colonizzabili offerti dagli alberi ospitanti, riducendo così la diffusione degli agenti patogeni. Sebbene molti agenti patogeni si diffondano in modo passivo, ad esempio tramite spore, i popolamenti misti riducono comunque le probabilità di contagi, in particolare se gli alberi sensibili sono separati spazialmente gli uni dagli altri. Nel complesso, i popolamenti misti possono quindi offrire una protezione preventiva contro le malattie. 

Pianificazione a livello pratico

La scelta di mescolanze adeguate di specie arboree dovrebbe essere orientata ai rischi e tener conto delle condizioni stazionali presenti, dei mutamenti del clima e dei rischi biotici conosciuti. I fattori economici, i costi di manutenzione e il brucamento da parte della selvaggina ungulata influenzano in modo significativo l'attuazione pratica dei provvedimenti (vedi sotto). A lungo termine, i popolamenti misti possono contribuire a rendimenti più regolari e a contenere il rischio di danni.

Efficacia limitata dei provvedimenti di lotta

Naturalmente, anche con una pianificazione e una gestione lungimiranti dei popolamenti boschivi, non è possibile evitare completamente i danni biotici. Ulteriori misure contro gli organismi nocivi (fig. 5) rimangono quindi, se necessarie, parte integrante della gestione forestale.

Il commercio globale aumenta il rischio di introduzione di organismi nocivi non autoctoni. I controlli rilevano solo una piccolissima parte delle possibili introduzioni di specie invasive. Se una specie compare per la prima volta, la sua eradicazione è possibile solo nelle fasi iniziali: cioè quando viene individuata tempestivamente e fintanto che la sua presenza è ancora molto limitata o poco estesa da un punto di vista geografico. Con il progressivo insediamento, tuttavia, le prospettive di successo diminuiscono notevolmente: un'analisi dei programmi europei documenta 848 tentativi di eradicazione contro parassiti e agenti patogeni non autoctoni su arbusti e alberi ufficialmente dichiarati dal 1945 (Branco et al. 2023). Meno del 10% degli organismi non autoctoni noti presenti su piante legnose è stato oggetto di un tentativo di eradicazione. Circa un terzo di questi casi riguardava organismi che erano ancora insediati solo sul materiale vegetale introdotto accidentalmente; in questi casi il tasso di successo degli interventi di eradicazione era del 100%. Considerando solo le specie già insediate, il tasso di successo era del 50% per gli artropodi e del 61% per gli agenti patogeni, con estensioni maggiori alla soglia di 100 ha per gli artropodi e di 10 ha per gli agenti patogeni.

Con il progredire della diffusione, gli obiettivi e le prospettive di successo delle misure di gestione o contenimento cambiano: rendendo prioritari la limitazione dei danni e la protezione delle risorse a lungo termine.

A ciò si aggiungono conflitti di obiettivi: le misure di lotta possono infatti danneggiare anche organismi non bersaglio, interferire nei processi ecologici o risultare socialmente controverse.

Il ruolo degli antagonisti naturali

A integrazione della prevenzione e del contenimento, il controllo biologico delle specie invasive tramite antagonisti o predatori naturali può svolgere un ruolo importante. Gli studi a lungo termine sul controllo biologico classico dei parassiti – ovvero sull’introduzione mirata di nemici naturali provenienti dall’area di origine di un organismo nocivo – mostrano tuttavia che i programmi di controllo biologico classici sono pienamente efficaci solo in una parte limitata dei casi (controllo completo in circa l’11% dei casi; Seehausen et al. 2021). I risultati dipendono fortemente dalle caratteristiche degli organismi nocivi, dei predatori e delle specie ospiti e dalle condizioni di gestione. Le analisi sottolineano quindi l’importanza di una valutazione accurata e di una pianificazione adattiva e a lungo termine. 

Anche i nemici naturali autoctoni contribuiscono alla regolazione degli organismi nocivi: influenzano già la probabilità di insediamento delle specie esotiche e possono frenarne lo sviluppo delle popolazioni e l’entità dei danni. I popolamenti forestali ricchi di specie favoriscono ulteriormente questi antagonisti (Stemmelen et al. 2021). 

Sebbene i nemici naturali non garantiscano un successo a breve termine nella lotta contro i parassiti, possono contribuire alla stabilizzazione a lungo termine delle popolazioni di parassiti e fanno parte dell'equipaggiamento ecologico di base dei popolamenti forestali resilienti.

Prevenzione attraverso la mescolanza delle specie arboree

Dalle prove disponibili emerge una chiara conseguenza: se i danni biotici aumentano e l’efficacia della lotta a posteriori è limitata, la progettazione preventiva dei popolamenti forestali acquista importanza. La mescolanza di varie specie arboree riduce mediamente i rischi di danni biotici e aumenta la resilienza dei popolamenti.

La diversificazione delle specie arboree non sostituisce il monitoraggio o la gestione, ma costituisce una leva fondamentale per limitare tempestivamente i rischi biotici e ridurre la dipendenza da misure reattive.

Condizioni quadro strutturali ed economiche

Il ricorso a mescolaanze preventive di specie arboree non dipende solo dalla loro efficacia ecologica, ma anche in larga misura dalle condizioni quadro economiche e istituzionali. Gli incentivi economici a breve termine possono soppiantare le decisioni orientate al rischio a lungo termine, in particolare se i danni si manifestano con un certo ritardo o non devono essere sostenuti interamente da chi gestisce le foreste. I sistemi di sostegno e di incentivazione, così come le strutture delle proprietà boschive influenzano in modo significativo la pratica e determinano in che misura le misure preventive vengono effettivamente attuate.

La brucatura della selvaggina quale fattore limitante

Un fattore limitante essenziale per l’insediamento dei popolamenti è la brucatura delle piantine da parte della selvaggina ungulata. Gli effetti variano notevolmente da regione a regione e dipendono dalla densità delle popolazioni di selvaggina ungulata, dalla strategia venatoria adottata e dalla scelta delle specie arboree. A seconda della composizione, le mescolanze possono distribuire o ridurre la pressione dovuta alla brucatura, ma non sostituiscono una gestione coordinata della selvaggina. 

Queste condizioni quadro dimostrano che le evidenze scientifiche e l'attuazione pratica spesso non coincidono.

Prospettive

Le avversità di tipo biotico acquisiranno sempre maggiore rilevanza in un contesto ambientale in evoluzione. Le prove scientifiche dimostrano che la diversificazione delle specie arboree riduce in media il rischio di danni biotici e aumenta la resilienza dei popolamenti forestali. Data la limitata efficacia degli interventi di controllo a posteriori, la gestione preventiva dei popolamenti boschivi riveste un ruolo centrale. Tuttavia, la possibilità di sfruttare questo potenziale dipende dall’attuazione nell’ambito delle condizioni quadro economiche e istituzionali esistenti.

Traduzione: Fulvio Giudici, Gordola

Bibliografia

Branco S., Douma J.C., Brockerhoff E.G., Gomez-Gallego M., Marcais B., Prospero S., … Branco M. (2023) Eradication programs against non-native pests and pathogens of woody plants in Europe: which factors influence their success or failure? NeoBiota. 84, 281-317. doi.org/10.3897/neobiota.84.95687

Field E., Hector A., Barsoum N., Koricheva J. (2025) Tree diversity reduces pathogen damage in temperate forests: A systematic review and meta-analysis. For. Ecol. Manag. 578(15). 13 p. doi.org/10.1016/j.foreco.2006.08.008

Jactel H., Brockerhoff E. G. (2007) Tree diversity reduces herbivory by forest insects. Ecol. Lett. 10(9), 835–848. doi.org/10.1111/j.1461-0248.2007.01073.x

Jactel H., Moreira X., Castagneyrol B. (2021) Tree Diversity and Forest Resistance to Insect Pests: Patterns, Mechanisms, and Prospects. Annu. Rev. Entomol. 2021(66), 277-96. doi.org/10.1146/annurev-ento-041720-075234

Seehausen M. L., Afonso C., Jactel H., Kenis M. (2021) Classical biological control against insect pests in Europe, North Africa, and the Middle East: What influences its success? NeoBiota. 65, 169-191. doi.org/10.3897/neobiota.65.66276

Stemmelen, A., Jactel, H., Brockerhoff E.G., Castagneyrol, B. (2021) Meta-analysis of tree diversity effects on the abundance, diversity and activity of herbivores' enemies. Basic and Applied Ecology, 58 (2022) 130-138. doi.org/10.1016/j.baae.2021.12.003