
Fig. 1. Focolaio di infestazione da bostrico tipografo in un popolamento di abeti rossi. Temperature più elevate e stress idrico favoriscono lo sviluppo di scolitidi che si nutrono di corteccia e legno, aumentando i rischi biotici. Foto: Protezione delle foreste Svizzera (WSL)
Il livello dei benefici che i parassiti forestali traggono dal cambiamento climatico dipende non solo dalla stazione, ma anche dalle loro strategie ecologiche. I coleotteri che si riproducono nel legno e nella corteccia reagiscono ai cambiamenti climatici in modo diverso rispetto agli insetti defogliatori o ad altri agenti patogeni. Una meta ricerca eseguita consultando quasi 200 studi internazionali collega per la prima volta in modo sistematico le reazioni climatiche e il potenziale di danno, consentendo una visione comparativa dei rischi biotici per i principali generi arborei.
Effetti della temperatura e della siccità sugli organismi nocivi forestali
È ben documentato che temperature più elevate favoriscono lo sviluppo di molti organismi nocivi forestali (Warlo e Kautz 2024). Gli insetti si sviluppano più rapidamente, generano più generazioni all’anno e sopravvivono meglio agli inverni miti. Anche molti agenti patogeni fungini crescono più rapidamente con l’aumento delle temperature o possono estendere il loro areale di distribuzione.
La siccità agisce attraverso ulteriori meccanismi. Lo stress idrico altera la fisiologia degli alberi, ad esempio attraverso cambiamenti nel bilancio idrico e nella concentrazione di composti secondari. Ciò modifica la capacità di difesa degli alberi e le loro attitudini nutritive, con effetti che possono favorire o contenere gli organismi nocivi, a seconda dell’intensità dell’infestazione e della loro strategia ecologica.
Il fattore determinante è il loro gruppo funzionale. Gli insetti xilofagi e quelli corticicoli traggono particolare vantaggio dagli alberi ospiti indeboliti. I defogliatori reagiscono in modo più marcato ai cambiamenti che avvengono nella chimica fogliare, che possono favorire oppure compromettere il loro sviluppo. Anche negli agenti patogeni le modalità di reazione possono differire.

Fig. 2. Forte defogliazione causata da larve in un bosco di latifoglie. Lo stress idrico e i cambiamenti nella composizione chimica delle foglie possono favorire lo sviluppo degli organismi defogliatori, oppure limitarlo. Foto: Valentin Queloz (WSL)
Non è possibile dedurre da singoli studi quali meccanismi abbiano un peso maggiore nel confronto, ma è necessaria una sintesi sistematica delle reazioni di mutamenti del clima e del potenziale di danno.
Rischi biotici in funzione del genere di albero
Per confrontare sistematicamente l’effetto di questi fattori, l’Istituto di ricerca e sperimentazione forestale del Baden-Württemberg (FVA BW) ha condotto una meta-analisi completa (Warlo et al. 2025). I ricercatori hanno esaminato quasi 200 pubblicazioni dedicate a un totale di 457 osservazioni che hanno riguardato 55 specie di insetti e agenti patogeni presenti su 6 generi di alberi forestali economicamente importanti in Europa: abete rosso (Picea), abete bianco (Abies), quercia (Quercus), pino (Pinus), douglasia (Pseudotsuga) e faggio (Fagus). Per ogni specie hanno registrato l’impatto delle temperature più elevate e della siccità sul loro sviluppo, sui loro livelli di sopravvivenza, sulla riproduzione e sulla loro diffusione. Inoltre, degli esperti di protezione forestale provenienti da Germania, Austria e Svizzera hanno valutato il potenziale di danno specifico per ogni specie – tra l’altro in base alla loro estensione spaziale e al tipo di danno, oltre che alla loro capacità di infestare anche alberi sani.
Combinando la reazione ai mutamenti climatici e il potenziale di danno, i ricercatori hanno calcolato per ogni genere arboreo un valore complessivo ponderato degli effetti della temperatura e della siccità. L’indice di rischio risultante consente una visione comparativa dei futuri rischi potenziali di tipo biotico (fig. 3).
Fig. 3. Nei diagrammi colorati si vedono le percentuali dei gruppi funzionali di parassiti (n = numero di osservazioni) e a destra il loro relativo indice di rischio complessivo per i diversi generi arborei, abbinato ai rispettivi indici relativi al rischio specifico connesso con la temperatura e la siccità. Un indice di rischio positivo indica un aumento del rischio biotico per il rispettivo genere di albero ospite in condizioni di clima più caldo e più secco. I grafici a torta mostrano da quali gruppi funzionali sono composte le osservazioni per ciascun genere forestale. Fonte: Warlo et al. 2025.
Classifica delle minacce potenziali di tipo biotico
Il confronto mostra differenze significative tra i generi di alberi:
- l’abete rosso (Picea) e l’abete bianco (Abies) presentano il rischio biotico più elevato.
- La quercia (Quercus) e il pino (Pinus) si collocano nella fascia media.
- La douglasia (Pseudotsuga) e in particolare il faggio (Fagus) mostrano attualmente gli aumenti di rischio più bassi.
Questa classifica non implica una sicurezza o un pericolo maggiore in termini assoluti per le singole specie arboree. Mostra piuttosto dove i rischi biotici aumentano in modo particolarmente marcato, in situazioni di cambiamenti del clima.
Perché l’abete rosso e l’abete bianco sono particolarmente colpiti
I casi dell’abete rosso e dell’abete bianco sono dominati da insetti xilofagi e corticicoli (scolitidi), in particolare il bostrico tipografo. Temperature più elevate consentono lo sviluppo di ulteriori generazioni annuali, mentre lo stress idrico riduce la resistenza e la capacità di difesa degli alberi. Questa combinazione ha un effetto particolarmente sfavorevole.
Inoltre, molti di questi parassiti presentano un elevato potenziale di danno: possono colpire non solo singoli alberi, ma interi popolamenti o comprensori boschivi e spesso comportano la morte delle piante ospiti. Questo spiega perché l’abete rosso – nonostante la pluriennale esperienza acquisita nella gestione e nella lotta contro gli scolitidi – sia la specie più a rischio rispetto ad altre.
Quercia e pino: effetti differenziati
Nel caso delle querce e dei pini, sono i defogliatori e gli agenti patogeni che giocano un ruolo più importante. L’aumento delle temperature tende qui ad aumentare il rischio, mentre la siccità ha effetti decisamente più variabili.
Nel caso delle querce, ad esempio, le condizioni climatiche più calde aumentano spesso il rischio legato agli insetti, mentre la siccità non mostra quasi effetti aggiuntivi. Nel caso dei pini, sia i defogliatori che gli scolitidi contribuiscono al rischio, ma in misura meno marcata rispetto all’abete rosso.
In pratica ciò significa che i danni diventano più probabili, ma spesso si manifestano in modo meno esplosivo rispetto alle classiche calamità causate dagli scolitidi sull’abete rosso.
Douglasia e faggio: rischi minori, ma con riserve
La douglasia e il faggio presentano, in confronto alle altre specie citate, degli indici di rischio più bassi. Nel caso della douglasia si nota che la siccità, negli studi valutati, ha portato in parte addirittura a una minore attività degli organismi nocivi. Nel caso del faggio dominano gli agenti patogeni, la cui reazione ai fattori climatici è meno evidente.
Una osservazione importante: l’analisi tiene conto solo dei parassiti attualmente presenti in Europa. Nuove specie invasive o mutate interazioni potrebbero cambiare il quadro in futuro. Soprattutto per la douglasia, non è chiaro come si evolverà il rischio con una estensione del suo areale di distribuzione.
La temperatura è un motore più potente rispetto alla siccità
Nella maggior parte dei casi, temperature più elevate hanno portato a un aumento dei rischi di tipo biotico rispetto alla siccità.
Negli studi considerati, l’aumento delle temperature è accompagnato nella maggior parte dei casi da un miglioramento dello sviluppo e, in parte, da un aumento delle prestazioni riproduttive delle specie considerate.
Gli effetti della siccità risultano decisamente più eterogenei. Nei generi arborei con un’elevata percentuale di insetti xilofagi e corticicoli – in particolare l’abete rosso e l’abete bianco – lo stress idrico aumenta ulteriormente il rischio. Nei generi che ospitano molti defogliatori o determinati agenti patogeni, invece, l’influenza rimane modesta o pressoché neutra.
La temperatura agisce quindi come fattore determinante relativamente più costante, mentre la siccità modifica il rischio in modo differenziato a seconda del gruppo di organismi nocivi. Determinanti sono l’interazione di entrambi i fattori e la composizione funzionale di questi agenti nocivi all’interno di un genere arboreo.
Conseguenze per la silvicoltura e la protezione delle foreste
I risultati lo dimostrano chiaramente: i rischi biotici devono essere sistematicamente inclusi nella scelta delle specie arboree e nella valutazione delle condizioni stazionali. In molte analisi della suscettibilità ai mutamenti del clima effettuate finora, l’attenzione è stata concentrata sulla crescita, sullo stress idrico o sulle tempeste. I rischi legati a insetti e agenti patogeni, invece, vengono spesso considerati solo marginalmente. L’indice di rischio qui presentato consente per la prima volta di classificare in modo comparativo il potenziale di rischio biotico delle specie arboree e di includerlo nelle considerazioni della loro idoneità.
Scelta delle specie arboree e strategie di mescolanza
Nel caso di specie arboree fortemente minacciate da fattori biotici, come l’abete rosso e l’abete bianco, la mescolanza dei popolamenti acquisisce ulteriore rilevanza. I popolamenti misti possono ridurre la vulnerabilità nei confronti di singoli organismi nocivi, rallentandone la diffusione e frammentando le superfici ospite contigue. La combinazione mirata di specie arboree con profili di rischio differenti contribuisce a migliorare la stabilità dei popolamenti.
Allo stesso tempo, il margine di manovra rimane limitato. In molte regioni il numero di specie arboree climaticamente adatte è esiguo. Se si tiene conto anche dei rischi biotici, aumentano i requisiti per un’attenta valutazione delle condizioni stazionali presenti.

Fig. 4. Popolamento boschivo misto e ricco in termini di struttura. La combinazione di specie arboree con profili di rischio diversi può limitare la diffusione di organismi nocivi specializzati. Foto: LFI/WSL
Ulteriore sviluppo dell’indice di rischio
L’indice di rischio tiene conto esclusivamente degli organismi nocivi attualmente presenti in Europa. Le specie di nuova introduzione o le mutate interazioni possono modificare significativamente il quadro di pericolo. Un monitoraggio sistematico rimane quindi fondamentale per individuare i rischi in una fase precoce e poter reagire tempestivamente. Grazie a nuovi dati, l’indice potrà essere costantemente adattato e aggiornato.
Conclusione
Il cambiamento climatico aumenta i rischi biotici per importanti generi arborei presenti nelle foreste dell’Europa, sebbene in misura diversa. L’abete rosso e l’abete bianco sono particolarmente colpiti, mentre il faggio e la douglasia lo sono attualmente in misura nettamente inferiore. La temperatura agisce in questo contesto come fattore determinante, mentre la siccità interviene in modo differenziato a seconda del gruppo di parassiti.
L’indice di rischio consente per la prima volta una classificazione comparativa di queste minacce e integra le valutazioni esistenti, spesso focalizzate sui fattori abiotici, sull’idoneità delle specie arboree. Non si tratta di uno strumento di previsione, ma di uno strumento di classificazione basato sulle conoscenze attuali.
Traduzione: Fulvio Giudici, Gordola
Pubblicazione scientifica originale
Warlo H., Delb H., Albrecht A., Kautz M. (2025) Biotic risks to important tree genera under climate change in Europe. Journal of Cultivated Plants / Journal Für Kulturpflanzen, 77(2), 25–35. doi.org/10.5073/JfK.2025.02.03.
Ulteriori riferimenti alla bibliografia citata nel testo sono disponibili nella pubblicazione scientifica originale (PDF).

