
Fig. 1. Ghianda di cerro (Quercus cerris) con infestazione da funghi e insetti. Foto: Simone Prospero, WSL
Le piante vive, tra cui semi, talee e piante in vaso, vengono trasportate su larga scala in tutto il mondo nell’ambito del commercio e dello scambio regolare tra giardini botanici. Ciò porta alla diffusione di insetti e agenti fitopatogeni spesso nascosti, che possono causare danni considerevoli agli alberi in nuove aree.
La maggior parte dei paesi effettua analisi del rischio fitosanitario e ha introdotto misure e procedure fitosanitarie per ridurre il rischio di introduzione accidentale di tali organismi nocivi. Tra i trattamenti e le procedure adottati figurano la produzione delle piante in luoghi in cui i parassiti o gli agenti fitopatogeni in questione non sono presenti, la protezione delle piante da un attacco nel luogo di produzione mediante barriere fisiche, trattamenti con insetticidi prima dell’esportazione, controlli fitosanitari alle dogane e la limitazione dell’importazione di piante a una stagione con bassa presenza di parassiti.
Le misure fitosanitarie mirano in gran parte ai prodotti vegetali con un rischio fitosanitario particolarmente elevato e agli organismi nocivi noti. Tuttavia, la maggior parte degli insetti e agenti fitopatogeni nocivi ai vegetali che si sono insediati negli ultimi decenni in nuove aree non era soggetta a misure fitosanitarie prima della loro importazione in un nuovo paese. Spesso le specie in questione non erano ancora state descritte oppure la loro pericolosità non era nota. Inoltre, i semi e le piante prive di foglie in fase di riposo invernale sono stati finora considerati prodotti a basso rischio. Le ricerche descritte di seguito mirano a chiarire il ruolo dei semi nella diffusione di insetti e agenti fitopatogeni.
Funghi e insetti nei semi
In uno studio sono stati esaminati insetti fitofagi associati ai semi e patogeni fungini presenti in semi di alberi acquistati da fornitori commerciali, nonché funghi presenti in semi di alberi raccolti in giardini botanici su due continenti. L’obiettivo era quello di studiare la diversità di questi organismi e determinare i fattori che potrebbero favorire il loro insediamento in altri paesi. La filiale svizzera del Commonwealth Agricultural Bureaux International (CABI) a Delémont e l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) hanno condotto lo studio congiuntamente.
I semi di undici specie arboree originarie dell’Europa, degli Stati Uniti e della Cina sono stati acquistati da fornitori commerciali. Ogni lotto di semi esaminato era composto da 100 semi di una singola specie arborea, raccolti in un unico sito. Gli insetti sono stati estratti dai semi disponibili in commercio mediante dissezione, mentre i funghi sono stati coltivati su agar. Sia gli insetti che i funghi sono stati identificati tramite analisi del DNA. Inoltre, le comunità fungine sono state determinate direttamente dal tessuto del seme utilizzando nuove tecniche di analisi del DNA che consentono l’identificazione simultanea di molte specie fungine all’interno dello stesso campione, senza che sia necessaria una loro coltivazione.
Il numero di insetti nei semi delle latifoglie era inferiore rispetto a quello nei semi delle conifere, probabilmente perché questi insetti lasciano i semi per impuparsi nel terreno. Molti semi di specie di conifere contenevano insetti specializzati che rappresentano un potenziale rischio di insediamento in un nuovo paese. Questi insetti possono sopravvivere a lungo nei semi e spesso riprodursi per partenogenesi.
La diversità fungina era molto più elevata rispetto a quella degli insetti, in particolare nei semi di latifoglie. Questi contenevano circa il 50% di funghi potenzialmente patogeni, mentre quelli di conifere solo circa il 30%. Sia i semi in commercio che quelli provenienti da giardini botanici contenevano funghi vivi. I semi provenienti dai giardini botanici, tuttavia, presentavano una maggiore diversità fungina. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che i semi provenivano da foreste e piantagioni gestite attivamente e che forse erano stati addirittura trattati prima della messa in commercio. Nei giardini botanici di solito non vengono effettuati trattamenti e la diversità vegetale è maggiore.
Il commercio internazionale come fattore determinante
Gli organismi presenti nei semi che vengono regolarmente scambiati tra giardini botanici o commercializzati, mostrano una grande varietà. Il commercio internazionale di semi potrebbe quindi favorire la diffusione di nuovi organismi nocivi ai vegetali. Sebbene gli insetti presenti nei semi siano molto specifici per l’ospite, alcuni di essi possono infestare specie arboree dello stesso genere o filogeneticamente affini nel loro luogo di destinazione finale. Inoltre, va tenuto presente che l’aspetto sano (asintomatico) dei semi non garantisce affatto l’assenza di organismi nocivi su di essi o al loro interno. L’assenza di segni visibili di infestazione sottolinea la necessità di un attento monitoraggio dei materiali appena ricevuti (quarantena) e di un contatto regolare con i servizi fitosanitari competenti.
Le comunità fungine presenti nei semi sono più specifiche dell’ospite che del sito. Ciò significa che esse dipendono principalmente dai funghi associati all’albero madre e meno dalle spore presenti nell’aria. È stato tuttavia riscontrato un certo grado di isolamento geografico delle comunità fungine. Ciò significa che le specie fungine interessate sono finora diffuse principalmente nella loro area di origine. Questi risultati evidenziano ancora una volta il grande rischio di nuove introduzioni attraverso l’ulteriore scambio di materiale sementiero.
Resta da verificare in futuro quanti di questi funghi non solo riescano a infestare con successo le rispettive piantine e gli alberi, ma possano successivamente passare anche ad altri alberi o specie arboree. Probabilmente non sono molti i patogeni in grado di farlo. In alcuni rari casi, tuttavia, questa capacità è già stata dimostrata, ad esempio nel caso di Fusarium circinatum, l’agente patogeno del cancro resinoso del pino. Esso è stato diffuso in tutti i continenti attraverso i semi del pino di Monterey (Pinus radiata) e, secondo quanto dimostrato, può infestare 57 altre specie di pino in tutto il mondo, tra cui il pino silvestre (Pinus sylvestris), la specie di pino più diffusa in Svizzera. A causa di questo rischio considerevole per le foreste svizzere, l’importazione in Svizzera di semi di pino e di douglasia (Pseudotsuga menziesii) è regolamentata dalla legge (vedi riquadro).
Individuare tempestivamente gli organismi nocivi
La ricerca fitosanitaria del WSL mira a sviluppare misure di protezione nuove e ancora più efficaci per individuare gli organismi nocivi prima ancora che vengano introdotti. Un approccio ben noto consiste nell’identificare gli organismi potenzialmente nocivi nei loro paesi d’origine e nel valutare il danno che possono causare a specie arboree importanti in altri paesi. In questo contesto, gli alberi sentinella offrono un grande supporto. Si tratta di alberi provenienti dalle più disparate regioni del mondo. Vengono piantati come una sorta di sistema di allerta precoce per poter studiare tempestivamente la loro relazione con insetti e agenti fitopatogeni potenzialmente invasivi. Di norma si trovano in giardini botanici, arboreti o parchi e hanno già fornito numerose nuove informazioni sul potenziale di danno e sullo spettro di ospiti dei parassiti.

Fig. 4. Moria dei semenzali di pino di Monterey causata da Fusarium circinatum. Foto: Martin Mullet
Il potenziale invasivo degli agenti fitopatogeni fungini rimane molto difficile da prevedere, motivo per cui è necessaria cautela nell’importazione o nello scambio di materiale vegetale, compresi i semi. La sterilizzazione superficiale del tegumento seminale prima della semina potrebbe rimuovere i funghi presenti sulla superficie. I danni causati dagli insetti sono talvolta riconoscibili in base a determinati segni sui semi, ad esempio i fori di uscita. Fino a quando tutti gli insetti non sono fuoriusciti, tutti i lotti di sementi importati dovrebbero essere conservati in condizioni che riducano al minimo il rischio di fuga degli insetti nell’ambiente. Ciò può richiedere più di un periodo vegetativo, poiché in particolare gli insetti delle conifere possono rimanere nei semi per anni, fino a quando le condizioni esterne non sono adatte.
Inoltre, seminare i semi in serra prima del trapianto in pieno campo consentirebbe un monitoraggio più accurato, al fine di individuare tempestivamente eventuali agenti fitopatogeni. Allo stesso modo, un monitoraggio frequente degli alberi appena piantati può consentire la diagnosi precoce di malattie rare, migliorando notevolmente le possibilità di un eventuale intervento di eradicazione. In ogni caso, i semi dovrebbero essere acquistati solo da fonti affidabili.
Cancro resinoso del pino
Fusarium circinatum, l’agente fungino responsabile del cancro resinoso del pino, è originario del Nord America ed è invasivo e ampiamente diffuso in Europa, in particolare nella penisola iberica. In Svizzera non è stato ancora rilevato. Al fine di proteggere le popolazioni autoctone di pini (Pinus sp.), è classificato come organismo da quarantena ai sensi dell’Ordinanza sulla salute dei vegetali (Reg. UE 2016/2031 per il contesto europeo). Per questo motivo vige l’obbligo di segnalazione e di lotta. L’importazione di piante e semi di tutte le specie di pino, nonché di douglasia (Pseudotsuga menziesii), sensibile alla malattia, è consentita solo previo controllo da parte del Servizio fitosanitario federale. Anche le piante e i semi provenienti dall’Europa vengono controllati e devono essere commercializzati con un passaporto fitosanitario (ai sensi del Reg. UE 2016/2031). In tutti i paesi europei vengono inoltre effettuate indagini annuali sulla sua presenza nelle foreste. In Svizzera, il WSL, su incarico del Servizio fitosanitario federale, effettua i controlli nelle foreste di pini, nonché le diagnosi di laboratorio e i controlli sui semi. Veriplant controlla le piantine e i passaporti fitosanitari nei vivai.




