Ricerca

    
cerca solo in questa categoria

Ampliare la ricerca

Contatto

Jan Wunder

Forschungsanstalt WSL

Istituto federale di ricerca WSL
Ecologia delle comunità
Zürcherstrasse 111
CH - 8903 Birmensdorf

Tel: +41 44 739 28 40
Fax: +41 44 739 22 15

Articolo

Autore/i: Jan Wunder, Michael Nobis, Marco Conedera
Redazione: WSL, Svizzera
Commenti: Articolo a 0 commenti
Valutazione: Ai miei Preferiti Anteprima di stampa 66.6766.6766.6766.6766.67 (2)

Ailanto – ospite indesiderato nei boschi della Svizzera?

Götterbaum kurz nach dem Blattaustrieb
Fig. 1 - Esemplare di Ailanto in Ticino all’inizio della stagione vegetativa.
Foto: Jan Wunder (WSL)
 
Rinnovazione naturale rigogliosa di Ailanto
Fig. 2 - Rinnovazione naturale rigogliosa di Ailanto, che si affermando sotto a un castagno indebolito dalla siccità del 2003 (località San Vittore GR). Ingrandisci immagine.
Foto: Marco Conedera (WSL)
 
Götterbaum in Stützmauer
Fig. 3 - Un muro di sostegno sopra la strada cantonale tra Sementina e Gudo TI, colonizzato da Ailanto. Ingrandisci immagine.
Foto: Marco Conedera (WSL)

Specie arboree invasive come l’ailanto assumono un ruolo sempre più importante negli ecosistemi forestali, specialmente nella Svizzera meridionale. Un’evoluzione che preoccupa gli esperti del settore confrontati con la gestione di specie neofite di cui si ignora ancora molto a livello ecologico e selvicolturale.

La specie Ailanthus altissima è originaria della Cina, della Corea del Nord e Vietnam del Nord. Questa latifoglia dioica, appartenente alla famiglia delle Simaroubaceae, è diffusa su un areale assai vasto, che si estende dalle zone tropicali fino a quelle temperate. Reperti fossili indicano per il Terziario una diffusione del genere Ailanthus dal Nordamerica all‘Europa, fino al Kazakhistan e la Siberia Occidentale.

Attualmente questa specie arborea è diffusa in tutti i continenti a parte l’Antartide. Essa è stata introdotta in Europa a partire dal 1740 quale albero ornamentale. Qualche decennio più tardi essa è stata poi piantata anche nelle due Americhe, in Sudafrica, Australia e in Nuova Zelanda. L’ailanto è stato usato come alberatura cittadina in considerazione della sua resistenza contro ai gas nocivi di origine industriale.

Una seconda ondata migratoria ha avuto luogo nella seconda metà dell’Ottocento, quando l’ailanto è stato usato come pianta nutrice della saturnide orientale (Samia cynthia), un baco originario della Cina e che si nutre esclusivamente di foglie di questa specie. Nella Svizzera meridionale questa specie esotica ha trovato impiego come albero d’ombra nelle cave di granito (per es. della regione attorno a Biasca) grazie alla sua capacità di crescere in condizioni estreme in termini di assenza di suolo e di aridità. In alcune regioni come nella parte orientale dell’Austria l’ailanto è piantato attivamente come frangivento o per la produzione di biomassa. Il suo legno, simile a quello del frassino, è denso e pertanto utilizzato sia per opera, che per produrre energia.

Dove la presenza della specie è abbondante è nata una produzione di nicchia di miele di ailanto grazie alla ricca produzione di nettare della specie. In Asia l’ailanto è sfruttato soprattutto nella medicina cinese tradizionale per la cura di asma, epilessia e di malattie agli occhi. Anche la ricerca medicina occidentale si interessa nel frattempo ad alcune molecole prodotte dall’ailanto per le quali si sta verificando l’efficacia contro malattie come la malaria, il cancro e il virus IHV.

Potenziale invasivo elevato

L’ailanto possiede molte caratteristiche ecologiche e dendrologiche tipiche delle specie pioniere (vedi Tabella 1). Oltre alla facilità di diffusione e di attecchimento dei semi, anche su suoli grezzi o rocciosi, il suo carattere pioniere si manifesta in fase giovanile anche in un’elevata allocazione di biomassa nel tronco e nelle radici con una conseguente rapida crescita in altezza (fino a 2m l’anno).

Da qualche anno a questa parte, però, si assiste sempre più frequentemente a fenomeni di neocolonizzazione da parte dell’ailanto di ecosistemi forestali resi suscettibili all’invasione da eventi di disturbo quali incendi di boschi, scoscendimenti, pullulazioni da insetti defogliatori, danni da siccità, schianti e, naturalmente, anche interventi selvicolturali. Un esempio di invasione post-disturbo su vasta scala ci è fornito dalla diffusione di Ailanto nelle quercete miste dello stato della Pennsylvania, colpite da una severa defogliazione di bombice dispari (Lymantria dispar).

Nel Sud della Svizzera , a basse quote inferiori ai 1’000 m slm, l’ailanto si insinua spesso in popolamenti di latifoglie e di castagno in particolare, appena ceduati, percorsi dal fuoco, sofferenti per episodi di siccità (Fig. 2) o gravemente colpiti dal cinipide galligeno e dal cancro corticale. Una volta insediato in bosco, l’ailanto ha un sorprendente potenziale di rinnovazione anche in condizioni di penombra e sotto copertura, sia per via gamica, ma anche e soprattutto attraverso polloni radicali che si sviluppano nel sottobosco a partire dall’apparato radicale delle piante madri e che possono provocare danni in attesa di un’apertura accidentale del popolamento dominante. Fuori dal bosco in Ticino l’Ailanto si diffonde in particolare lungo le strade (Fig. 3) o le linee ferroviarie.

In molte nazioni come Spagna, Ungheria, Germania, Austria, Svizzera, Liechtenstein, Danimarca, ma anche Australia, Canada, Sudafrica e USA l’ailanto è ritenuto una specie problematica. In Svizzera la specie è stata inserita da ormai più di dieci anni nella lista nera delle neofite invasive considerate dannose.

Nei decenni passati il potenziale invasivo della specie si è manifestato soprattutto nelle aree cittadine o agricole dismesse o su stazioni marginali, dove l’ailanto sopravanzava le specie pioniere autoctone in termini di velocità di colonizzazione.

 
Tab. 1 - Scheda dendro-ecologica di Ailanthus altissima (Mill.) Swingle
Caratteristiche fisiologiche e dendrometriche
età massima 75 (100) anni, anche se singoli individui che si moltiplicano vegetativamente possono arrivare anche a 200 anni
altezza cormometrica fino a 30 m
diametro (DPU) > 1 m
radici a cuore, vale a dire combinazione tra radice fittonante e radici laterali
corteccia colore bruno-grigio, liscia inizialmente, con disegni romboidali in seguito
foglie caducifoglie imparipennate, lunghe da 40 a 90 cm e composte da 20-30 foglioline con ghiandole nettarifere sulla pagina inferiore
fiori dioici, vale a dire fiori unisessuali maschili e femminili su individui separati; i fiori sono zoocori e fioriscono tra giugno e luglio su infiorescenze a forma di grappolo
frutti samare con ali spiraliformi; maturano verso agosto-settembre
semi molto leggeri (fino a 30 p.zi/g) e abbondanti (fino a 1 mio. per individuo), maturano da ottobre fino alla primavera successiva e hanno un altissimo tasso di germinabilità (fino al 98%) che mantengono per ca. 2 anni Possono essere trasportati dal vento su lunghe distanze (> 200 m)
Riproduzione vegetativa capacità pollonifera elevata da tronco, ceppo e radici. Può riprodursi anche per talea
Esigenze stazionali
suolo indifferente: l’albero colonizza sia suoli molto superficiali e sassosi che suoli profondi o alluvionali
temperatura media annuale tra 7 e 18°C, resistenza al gelo fino a – 35°C
precipitazioni a partire da un minimo di 400 mm/anno, resiste a prolungate siccità

Rischi nei boschi di protezione?

Erhöhte Unterhaltskosten und Schäden an Bauten
Fig. 4 - Costi di manutenzione maggiori e danni agli edifici: esempio fotografato a Zurigo, nella Merkurstrasse.
Foto: Michael Nobis (WSL)
 
vom Wind gebrochener, kernfauler Götterbaum
Fig. 5 - Un ailanto abbattuto dal vento colpito da marciume, fotografato in un bosco di protezione sopra ad Avegno TI.
Foto: Jan Wunder (WSL)

La velocità con cui la specie colonizza i vuoti che si creano in bosco impediscono la rinnovazione delle specie autoctone, causando un’indesiderata riduzione della diversità di specie forestali e in parte anche erbacee. Un potenziale pericolo per i popolamenti boschivi a vocazione protettiva. Nel periodo invernale, la specie si rivela poi molto sensibile alle basse temperature. L’irrigidimento delle fibre che ne consegue riduce in modo significativo la capacità protettiva dell’ailanto, soprattutto in caso di individui giovani, alla caduta sassi e rende anche molto difficoltoso e pericoloso per gli operatori forestali l’abbattimento degli alberi in caso di interventi selvicolturali.

In ambito urbano e su siti archeologici la specie può produrre danni dovuti all’azione meccanica delle proprie radici su infrastrutture e manufatti, con numerosi esempi ben documentati (Fig. 4). La presenza di alberature cittadine le predispone inoltre quale fonte per la colonizzazione delle foreste periurbane. Alfine di prevenire questi problemi, i responsabili del verde della città di Zurigo hanno bandito dal 2014 l’ailanto tra le specie consigliate per le alberature cittadine, mentre la città di Coira nei Grigioni è andata oltre, approntando un piano di abbattimento e sostituzione con specie alternative degli esemplari presenti in città.

Allo stato attuale delle conoscenze i problemi causati dall’ailanto sembrerebbero di gran lunga sovrastare le opportunità. Da qui la necessità di avviare indagini conoscitive, coordinate dall’Istituto Federale di Ricerca WSL.

Intensivare le attività di ricerca

Nei boschi dove l’ailanto si è affermato e ha raggiunto lo stadio adulto si constata localmente la tendenza a una precoce formazione di marciumi al tronco e soprattutto agli apparati radicali. Singoli esemplari o gruppi di ailanto adulti denotano in certi casi sintomi improvvisi di devitalizzazione della chioma, accompagnati da estese sporulazioni di funghi secondari con susseguente rapida morte dell’albero. A tale scopo i ricercatori del WSL hanno approntato un’area di monitoraggio di tipo dendro-ecologico per rilevare la dinamica di accrescimento degli alberi e per studiare i processi di marcescenza di individui più vecchi (Fig. 5 e 6).

E‘ d’altra parte innegabile che dove le condizioni stazionali sono sfavorevoli a una rapida colonizzazione da parte delle specie autoctone, l’ailanto può rappresentare una accettabile alternativa all’assoluta mancanza di copertura arborea a protezione dei versanti. Recenti indagini dendroecologiche effettuate al Sud delle Alpi della Svizzera stanno confermando la particolare resistenza dell’ailanto alle prolungate siccità estive (e.g. estate 2003), ciò che in prospettiva dovrebbe far ulteriormente aumentare la competitività della specie in ecosistemi forestali sensibili agli stress idrici.

   
Rilevamento della presenza di marciumi e di cretti interni tramite Tomografia  
Fig. 6 - Rilevamento della presenza di marciumi e di cretti interni tramite Tomografia: primi Tests effettuato su Ailanthus altissima con un tomografo a segnale sonoro del tipo PiCUS (argus electronic GmbH Rostock) a Claro TI: a sinistra: Tomogramma sonoro con rappresentazione del cretto interno tramite CrackDetect (linee gialle = cretti, zone brune = legno compatto, zone violette-bluastre = legno danneggiato. A metà: Sensori PiCUS per acquisizione sonora sul medesimo tronco di Claro colpito da marciume. A destra: Apparecchiatura Tomografica impiegata in campo. Ingrandisci immagine.
 
Foto: Jan Wunder (WSL)  
   

La diffusione dell’ailanto pone il mondo forestale davanti a interrogativi e a un dilemma selvicolturale tipici delle specie neofite a carattere invasivo. La massiccia diffusione della specie nei boschi di protezione solleva giustificate inquietudini negli addetti al lavoro. Dall’altra parte la disponibilità di specie a rapido accrescimento, poco esigenti dal punto di vista stazionale e resistenti alle siccità anche estreme potrebbe rappresentare un’interessante opportunità in funzione dei previsti e in parte già in atto cambiamenti del clima. In questo contesto in Svizzera nel 2014 è stato avviato dall’Ufficio Federale dell’Ambiente (UFAM) un progetto pilota Presenza, ecologia e controllo dell'ailanto nella Svizzera meridionale, coordinato dall’Istituto Federale di Ricerca WSL in collaborazione con altri enti di ricerca scientifici (ETH di Zurigo, Scuola Universitaria professionale di Zollikofen e Università di Napoli) e con i servizi forestali dei Cantoni Ticino e Grigioni e del Liechtenstein. La ricerca ha come principali obiettivi la cartografia di dettaglio e la modellizzarne della diffusione potenziale della specie, l’analisi della capacità competitiva rispetto ad altre specie come il castagno e la verifica dell’efficacia di diversi metodi (meccanico, biologico, chimico) per il controllo della sua diffusione.

Download

Link esterni

Altri contributi sul tema in waldwissen.net