Le bolle d'aria contenute nelle carote estratte dai ghiacci dell'Antartide e gli anelli annuali degli alberi forniscono i dati di ricerca più affidabili quando si tratta di confrontare i mutamenti climatici in corso con la storia del clima globale nel corso dei millenni passati e di validare i modelli climatici. Gli scienziati dell'Istituto Federale di Ricerca WSL e quelli delle Università di Mainz e Berna hanno esaminato al microscopio le fluttuazioni climatiche avvenute negli ultimi 1000 anni. Sulla base di queste analisi accurate è ora possibile quantificare con maggiore precisione in che misura il contenuto di CO2 presente nell'aria abbia influito sui cambiamenti climatici avvenuti durante il periodo preindustriale.

Il riscaldamento del pianeta fa sprigionare ulteriori gas a effetto serra

La combustione di carbone, petrolio e gas è all'origine dell'attuale incremento del tasso di CO2 , fenomeno che rappresenta la causa principale del riscaldamento globale. Questo mutamento del clima sconvolge l'equilibrio naturale tra le enormi riserve di carbonio immagazzinate nell'oceano, nell'atmosfera e nella biosfera. Da questi serbatoi dove il carbonio è conservato a lungo termine, viene rilasciata della CO2 supplementare, che a sua volta produce, retro-alimentandosi, un riscaldamento del clima aggiuntivo. In tal modo l'influenza della CO2 sulla temperatura ne risulta potenziata.

Quanto intensa sia questo effetto retroattivo tra ciclo del carbonio e il riscaldamento di origine antropica è una questione vivacemente dibattuta tra gli esperti. Il presente studio fornisce ora delle risposte. Nove diverse ricostruzioni degli andamenti delle temperature e tre serie temporali di dati sulle concentrazioni di CO2 sono state testate per verificarne l'affidabilità. I ricercatori hanno calcolato la correlazione tra la temperatura e i tassi di CO2 per oltre 200'000 possibili combinazioni di dati.

Il risultato: un valore medio affidabile e un corrispondente grado di precisione dell'intensità dell'effetto di retro-alimentazione tra temperatura e CO2. "Le nuove conoscenze aiuteranno la ricerca su scala mondiale e permetteranno di elaborare modelli previsionali più accurati sull'evoluzione delle temperature medie", dice David Frank, l'autore principale dello studio.

Un primo test sui modelli climatici

Qual è il grado di precisione dell'effetto di feedback del ciclo del carbonio e del riscaldamento di origine antropica negli attuali modelli climatici? In una prima fase di screening i ricercatori hanno confrontato i valori di dieci modelli climatici con i dati previsionali da loro calcolati. Si è scoperto che la maggior parte dei modelli davano valori che coincidevano con i nuovi risultati. Sembra peraltro che i modelli che presentano una intensità dell'effetto di retro-alimentazione inferiore, tendenzialmente siano più realistici. Questo confronto rafforza la fiducia nei modelli previsionali attuali che forniscono dati riguardanti i prossimi decenni. SE ne deduce che per stabilizzare la concentrazione atmosferica di CO2 e per contenere il riscaldamento del clima causato dalle attività umane, nei decenni a venire le emissioni di carbonio dovranno essere abbassate.

La banda della variabilità naturale degli andamenti climatici è stata nettamente superata durante gli ultimi 1000 anni

Le recenti analisi consentono anche un raffronto attendibile dei cambiamenti climatici di origine naturale rispetto al riscaldamento osservato oggigiorno. Attualmente la temperatura globale è già di 0,3 gradi Celsius superiore rispetto al periodo più caldo registrato durante gli ultimi mille anni. L'uomo ha quindi ampliato la variabilità naturale degli andamenti climatici di questo millennio di ben il 75 per cento.

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Traduzione: Fulvio Giudici, San Antonino