| Autore/i: | Alessandro Wolynski |
| Redazione: | WSL, Svizzera |
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| Frassino maggiore (Fraxinus excelsior) |
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| Frassineto |
Se ben coltivato, il frassino maggiore (da non confondere con l’orniello) può produrre legname di pregio che, nelle stazioni tipiche della specie, ha anche maggiore valore delle resinose alle quali va gradualmente sostituendosi.
Una recente indagine ha evidenziato come una delle specie maggiormente rappresentate nei boschi di neoformazione sia il frassino maggiore (Fraxinus excelsior). Tuttavia l’ingresso del frassino si manifesta spesso in maniera ancor più evidente, nei boschi già consolidati, di proprietà dei comuni o delle Asuc (amministrazioni separate usi civici), sotto formazioni di pino, larice e abete rosso di origine secondaria. La colonizzazione avviene allo stato puro o in mescolanza con altre latifoglie dando luogo ad un fenomeno di sostituzione di specie talvolta anche molto veloce. Molte di tali aree, sia nei boschi di neoformazione che nei boschi consolidati, sono facilmente accessibili e non presentano pendenze eccessive, caratteristiche queste che favoriscono una gestione più attiva.
Il valore potenziale di tali formazioni è elevato in termini biologici ed ecologici, in quanto arricchisce il panorama forestale trentino, che resta comunque dominato dalle conifere; tuttavia per il piccolo proprietario e a scala locale, anche dal punto di vista economico, in determinate condizioni e se ben coltivato, il frassino può produrre legname di pregio che, nelle stazioni tipiche della specie, ha anche maggior valore delle resinose attualmente presenti alle quali va gradualmente sostituendosi. Cosa può fare il proprietario di un terreno sul quale si stia insediando il frassino maggiore?
Innanzitutto deve verificare che si tratti effettivamente di tale specie, e non di orniello, cugino minore che si distingue dal primo per i caratteri morfologici (gemme di colore grigio anziché nero e infiorescenze terminali anziché laterali) e per la maggiore rusticità che ne consente la vegetazione anche su terreni poveri con scarsità di acqua, spesso in consociazione con il pino nero e silvestre, il carpino nero o la roverella. Tale distinzione sotto il profilo della valorizzazione economica è essenziale in quanto mentre l’orniello (o frassino minore) è un alberello in grado di produrre soprattutto legna da ardere, il frassino maggiore è un albero di prima grandezza, che può giungere a stature di anche 30 metri con diametri superiori ai 60/70 centimetri in tempi relativamente brevi, capace di produrre legname per sfogliati. Condizione necessaria perché questo avvenga tuttavia è che la specie si trovi in una stazione adatta, di fertilità adeguata e ricca di acqua, non stagnante e pulita. In questi casi gli accrescimenti radiali saranno in genere superiori ai 4 mm all’anno, cosa facilmente verificabile tagliando una pianta dominante di cattiva qualità e osservandone gli anelli sulla ceppaia, oppure attraverso l’estrazione di una carotina di legno con uno strumento idoneo.
Lo si può trovare anche in stazioni più povere, ma allora spesso è accompagnato da altre specie come il faggio, il ciliegio, il sorbo, l’acero e non riesce ad esprimere al massimo le proprie potenzialità di crescita, benché conservi comunque una funzione importante di arricchimento specifico del popolamenti in cui si trova. Verificata la presenza della specie e l’idoneità della stazione occorre osservare se sono già presenti piante di buona qualità tecnologica per poterle portare a maturità.
Oltre alla velocità di accrescimento, che caratterizza la stazione indipendentemente dalle caratteristiche morfologiche delle piante, gli individui di pregio devono evidentemente avere un fusto diritto, privo di curvature eccessive, una chioma equilibrata e ben sviluppata. L’insediamento del frassino avviene generalmente in gruppi abbastanza densi e numerosi come boschi di neoformazione o in boschi già esistenti al di sotto di un piano dominante di resinose. Questi gruppi vanno lasciati crescere indisturbati, limitandosi a liberarli gradualmente dal piano dominante di conifere, fino a quando sia possibile selezionare al loro interno alcuni individui con le caratteristiche di qualità desiderate e con un diametro di 15-20 cm. La crescita in competizione con le loro vicine della stessa specie avrà allora permesso a tali piante di formare un fusto di base privo di rami o di cicatrici per una lunghezza di circa 5-8 metri, pari a un terzo/un quarto della statura delle piante a maturità. A questo punto la pianta si sarà qualificata, e sulla parte di base del tronco, privo di rami, andranno a sovrapporsi con la crescita della pianta, successivi strati di legno privo di difetti e di elevato valore.
E’ a questo punto che occorre iniziare a tenere la chioma delle piante selezionate libera da concorrenti, perché questa possa espandersi in maniera ampia e consentire una crescita veloce del fusto, una sua stabilizzazione, riducendo il rischio di schianti e una produzione continua di seme che può andare ad alimentare la rinnovazione del popolamento. Il diradamento deve essere localizzato, incisivo attorno alle piante più belle, per liberare la loro chioma, ma rispettando il resto del popolamento, che anche se non formato di piante tecnologicamente di pregio, svolge una funzione di protezione dei fusti delle piante più belle dalla luce diretta del sole, mantenendole in un ambiente di luce diffusa. La produzione di legname di qualità diviene l’obiettivo principale del trattamento, mentre la legna da ardere diviene prodotto accessorio della coltivazione. Tale diradamento va ripetuto appena le chiome delle piante selezionate cominciano a entrare di nuovo in concorrenza con le piante limitrofe, generalmente dopo circa 5-6 anni. In tal modo in un periodo relativamente breve, cioè in circa 50 anni, i fusti selezionati potranno arrivare a maturità raggiungendo un diametro di circa 60 cm. Oltre tale diametro non è opportuno spingersi in quanto si manifesta spesso il fenomeno del cuore nero, colorazione del legno che pur non avendo conseguenze tecnologiche negative, deprezza il legname riducendone il valore estetico.
L’effettuazione dei diradamenti dei frassineti di neoformazione è particolarmente importante se si vuole evitare che il popolamento collassi prima di aver raggiunto la maturità economica. Nelle stazioni idonee infatti il frassino tende a crescere molto denso e a filare velocemente verso l’alto, costituendo naturalmente popolamenti instabili. Formazioni di frassino in localizzazioni idonee alla coltivazione sono abbastanza frequenti in Val Rendena, in Val di Non (Romeno, Casez) e in altre aree della provincia di Trento nei fondovalle e sui bassi versanti. La loro gestione selvicolturale presenta notevoli differenze rispetto alla coltivazione delle foreste di conifere alle quali siamo più abituati. I ritmi di crescita più veloci e la pronta reazione agli interventi di diradamento, possono costituire tuttavia un motivo di soddisfazione e un’occasione da non perdere per chi si voglia cimentare con tale specie.