| Autore/i: | Ueli Bühler (Ufficio foreste e pericoli naturali dei Grigioni) |
| Redazione: | WSL, Svizzera |
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| Figura 1 - Il Picchio dorsobianco, a differenza del picchio rosso, possiede un piumaggio delle spalle di colore nero. La striscia nera simile a una barba corvina si prolunga sul davanti fino al becco, mentre dietro all'occhio non è collegata con il dorso dal piumaggio scuro. Nel maschio la sommità della testa è di colore rosso, mentre nella femmina questa parte è nera. |
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| Figura 2 - Una visione panoramica verso l'interno dell'area di studio. |
| Foto: Ueli Bühler |
La presenza del picchio dal dorso bianco è intimamente legata all'esistenza di soprassuoli forestali invecchiati, ricchi di latifoglie ma relativamente poco influenzati dall'uomo. In quale misura è possibile conciliare le esigenze della raccolta del legname con il rilascio in bosco di quantitativi di legna morta rilevanti ai fini della protezione della natura?
Il raro picchio dorsobianco (Dendrocopos leucotos) (Figura 1) è considerato una "specie da boschi primordiali" in quanto vive in popolamenti boschivi composti da specie decidue, invecchiati e poco influenzati dalla gestione forestale, caratterizzati dalla presenza di grossi volumi di legname morto che offrono un importante substrato vitale durante tutto l'arco dell'anno a numerosi piccoli animali, in particolare larve di insetti. Nell'Europa centrale e occidentale, il suo areale di diffusione si localizza in aree forestali poco sfruttate o non utilizzate del tutto, come ad esempio nella Regione del bacino inferiore austriaco del Dürrenstein, nel complesso boschivo primordiale polacco di Bialowieza e lungo la costa occidentale norvegese. Nell'area compresa tra la Svezia, la Finlandia e la parte non protetta della foresta di Bialowieza è invece stato documentato un drammatico declino delle popolazioni a seguito delle utilizzazioni di legname intensive.
In Svizzera, come nel resto dell'Europa centrale, la presenza del picchio dorsobianco si è drasticamente ridotta probabilmente già da secoli a causa di un'utilizzazione intensiva delle foreste. Con l'aumento del rilascio di legno morto nel bosco e con la creazione di riserve forestali naturali il Picchio dorsobianco ritrova condizioni favorevoli al suo sviluppo. Risale al 1996, nei pressi di Molinis (Grigioni), la prima prova scientificamente valida di una sua osservazione sul territorio della Svizzera. Fino alla fine del 2007 questa specie è stata reperita in dodici località del nord dei Grigioni, in sette casi dei quali si trattava di aree di riproduzione. Sembra che quest' aumento della sua presenza sia da ascrivere alle condizioni ambientali che negli ultimi decenni sono caratterizzate da un maggiore rilascio di legno morto all'interno del bosco.
La rinnovata presenza del Picchio dorsobianco in aree boschive ripide, difficilmente gestibili e ricche di boschi di faggio del Grigioni è stata l'occasione che ha suggerito di esaminare scientificamente e più dettagliatamente la dipendenza di questa specie di uccello dal legno morto, permettendo di documentare l'offerta e le modalità di formazione del legno morto in habitat tipici. Si è quindi cercato risposta alle seguenti domande:
Per la caratterizzazione degli habitat del picchio dorsobianco sono stati utilizzati tre metodi:
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| Figura 3 - Stadi di decomposizione (secondo Albrecht 1990) degli oggetti composti da legno morto visitati dal picchio in cerca di cibo. Frequenza in % riferita a un totale di n = 383 registrazioni. |
L'85% delle osservazioni di esemplari di picchio dorsobianco in cerca di cibo sono state effettuale in fustaie da adulte. La percentuale di specie latifoglie nei boschi frequentati era in media dell'82%. Nel complesso, la ricerca di cibo era avvenuta nel 97,3% dei casi su legno morto. Legno morto che è stato visitato anche quando il picchio si trovava prima su un albero vivo (in circa un quinto delle osservazioni). In circa un terzo dei casi, il legno morto "lavorato" dal picchio era ancora ricoperto dalla corteccia. In circa il 35% dei casi, la ricerca alimentare ha avuto luogo in prossimità del livello del terreno (<50 di cm da terra, cfr. figura 3). Lo spessore delle parti in legno lavorate era in media di 24 cm. E' stato utilizzato legno che presentava tutti i diversi gradi di decomposizione, anche se il legno fortemente marcescente è stato quello meno visitato (cfr. figura 4).
Le principali specie arboree oggetto della ricerca di foraggiamento sono state il faggio, che rappresentava pure la specie arborea dominante negli habitat visitati. L'utilizzo delle diverse specie arboree da parte del picchio era all'incirca proporzionato alla loro frequenza, da notare che anche l'abete rosso non è stato comunque disdegnato. Il legno morto ha giocato un ruolo importante anche al di fuori dell'ambito alimentare. Quando non presentava un rivestimento di corteccia, gli alberi morti erano utilizzati anche quale "tamburi" per il richiamo. 24 cavità per l'accoppiamento e 4 dedicate al riposo notturno si trovavano il alberi composti la legno completamente secco, 18 in alberi seccati in piedi mentre 10 erano su alberi viventi.
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Figura 4 - Tipologia e posizione rispetto all'oggetto dei
luoghi visitati dal picchio dorsobianco alla ricerca del cibo. |
Le due aree di studio, considerate come habitat ideali per il picchio dorsobianco nel Grigioni settentrionale, presentavano accanto a una provvigione legnosa di alberi vivi e in piedi di oltre 400 m3/ha, anche ben più di 100 m3/ha di legno morto. Nelle due aree, la percentuale di legno morto in piedi rispetto alla necromassa legnosa totale era del 33% e rispettivamente del 63%. Allo scopo di avviare la fase di insediamento della rinnovazione, dieci anni prima dell'indagine in entrambe le aree era stato eseguito un intervento selvicolturale con il prelievo del 10% e del 15% della provvigione presente.
Gli alberi morti ma distesi al suolo presentavano fasi di decomposizione più avanzate rispetto a quelle degli alberi morti ma ancora in piedi. Nessuno del legname morto esaminato raggiungeva la fase di Mulmholz (legno marcescente fradicio). La ragione principale per la morte dell'albero era legata, oltre alla raccolta da parte dell'uomo, agli effetti dovuti ad azioni esterne di tipo meccanico (Figura 5). Utilizzando carotine legnose estratte dagli alberi è stato possibile determinare, per entrambe le aree, l'età degli alberi, risultata mediamente di 160 anni. La maggior parte degli alberi carotati deperenti o già morti negli ultimi 5 fino a 15 anni, presentava delle diminuzioni significative della larghezza degli anelli annuali.
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Figura 5
- Ragione presumibile della scomparsa degli alberi sulle indagini sulle aree di
studio A e B, |
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| Figura 6 - Bosco di faggi con il legno morto: alberi e tronchi di legno morto in piedi, tronchi a terra e ceppaie rovesciate che si trovano in differenti stadi della successione. |
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Figura 7 - Per completare lo sviluppo delle proprie larve, durante diversi anni la rosalia alpina ha bisogno della presenza di legno morto di faggio esposto al sole. In assenza di spazi idonei, essa cerca di deporre le proprie uova anche su legname accatastato. Questi tronchi in deposito possono diventare una trappola se il legname viene lavorato prima del completamento dello sviluppo larvale. |
| Foto: Doris Hölling |
L'istituzione di riserve forestali naturali è una misura appropriata per assicurare una sufficiente quantità di legno morto idoneo per garantire a lungo termine la sopravvivenza del picchio dorsobianco. Insieme a provvedimenti atti a promuovere la qualità dei biotopi negli ambienti occupati dal gallo cedrone e il mantenimento di forme di gestione del paesaggio culturale particolari come i saliceti e i castagneti, l'istituzione di riserve forestali naturali rappresenta quindi anche la spina dorsale portante del sistema messo in atto dal dall'Ufficio forestale dei Grigioni per tutelare la biodiversità forestale. Il Cantone dei Grigioni intende istituire riserve forestali naturali che occupano un'estensione corrispondente al 5% della superficie forestale totale, area suddivisa sulle diverse comunità forestali più frequenti e tipiche. Una tale misura radicale e che agisce in profondità non può comunque essere giustificata solamente con la necessità di tutelare le condizioni ambientali idonee per una singola specie come il picchio. Negli effetti sono numerose le specie di organismi animali che beneficiano anch'esse di questi provvedimenti. Per l'attuazione in concreto, è quindi importante disporre di solide conoscenze su queste specie.
L'osservazione che il picchio dorsobianco non è scomparso a seguito di una gestione forestale occasionalmente intensiva, mostra che delle utilizzazioni di legname rispettose della tutela della natura possono essere combinate con il mantenimento di una provvigione di legno morto interessante per la conservazione della natura. Conoscenze approfondite sulle relazioni di dipendenza tra la flora fungina e la fauna a livello di artropodi e l'intensità della gestione forestale sono imprescindibili, al fine di ottimizzare gli sforzi di conservazione della natura in questo contesto.