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Informazioni sul documento
Autore/i: Beat Jordi
Articolo originale: Jordi, B. (2005): Acque di "bosco". Webzine AMBIENTE 3/2005.
Versione online: Stato: 28.08.2006
Redazione: WSL, CH
Lingue disponibili: Anteprima di stampa  deutsch français italiano

Acque di "bosco"

Wald
"Lange Erlen": Per circa dieci giorni al mese i terreni, su cui crescono pioppi, salici, ontani e ciliegi a grappolo, vengono sommersi da 20-50 centimetri d’acqua.
 
Wasserspeicher
Serbatoio dell'acqua

Foto: IWB Basilea

Le acque sotterranee provenienti da bacini imbriferi boscati sono in genere talmente pure da non richiedere interventi di potabilizzazione. Per conservarne il più a lungo possibile l’elevata qualità, occorre però che la protezione dell’acqua abbia precedenza assoluta su qualsiasi altro tipo di utilizzo del bosco.

Piccole dighe attorniano le 14 aree boscate che sorgono sullo spazio ricreativo del Lange Erlen, da cui l’Azienda industriale di Basilea IWB trae la metà della sua acqua potabile. Per circa dieci giorni al mese i terreni, su cui crescono pioppi, salici, ontani e ciliegi a grappolo, vengono sommersi da 20-50 centimetri d’acqua. L'alimentazione artificiale della falda freatica praticata qui è unica in Europa. Nel bacino di ritenzione della centale di Birsfelden, lontana appena due chilometri, viene raccolta l’acqua del Reno. Dopo una prima depurazione, questa viene fatta percolare nel sottosuolo costituito da sabbia di quarzo del bosco di latifoglie che costeggia le rive erbose del rigagnolo di scolo.

Al resto provvede la natura: passando attraverso il terreno e i tre-quattro metri di strato sabbioso e ghiaioso, l’acqua subisce una pulizia meccanica, chimica e biologica. Vengono così catturate o disgregate molte sostanze inquinanti. E come risulta da un’indagine dell’Università di Basilea, sono proprio i microrganismi che vivono nel suolo ad eliminare buona parte delle sostanze organiche che risultano indesiderate nell’acqua potabile.

Filtraggio naturale

Poiché i microrganismi del terreno hanno bisogno di ossigeno, l’area non può rimanere costantemente inondata. Dopo la fase d’immissione, i punti d’acqua vengono quindi prosciugati per circa venti giorni. Lasciando degradare le sostanze trattenute si mantiene così inalterata la naturale azione filtrante operata dal terreno boschivo. Dopo aver lasciato scorrere l’acqua per un breve tratto in un canale sotterraneo ghiaioso, l’IWB può ripompare dal terreno l’acqua del Reno divenuta nel frattempo acqua potabile qualitativamente ineccepibile.

Protezione delle acque prima di tutto

Visto l’azione depurativa particolarmente efficiente garantita dal suolo boschivo, nel corso dei decenni l’IWB ha rimboschito, nell’area di captazione, altri 34 ettari di terreno. Il piano di sviluppo forestale della città di Basilea, in vigore dal gennaio 2004, descrive del resto la protezione dell’acqua potabile come la funzione prioritaria del bosco. Altri tipi di sfruttamento del bosco - raccolta del legno o attività ricreative - non solo sono del tutto escluse ma sono state sottoposte a restrizioni al fine di non compromettere la funzione di filtraggio del terreno. La recinzione delle pozze d’acqua impedisce, ad esempio, che i cani facciano i propri bisogni entro la zona di protezione delle acque.

Per Christian Küchli dell' Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), il piano di sviluppo forestale è uno strumento che riesce a bilanciare in modo ottimale gli interessi dei proprietari forestali e delle aziende di approvvigionamento. "I conflitti di sfruttamento possono così essere risolti in modo partecipativo e i boschi presenti su bacini imbriferi di pozzi di captazione possono essere curati alla luce della loro funzione di filtro". Küchli è inoltre convinto che, per far questo, molte aziende di approvvigionamento siano pronte a sopportare le maggiori uscite a carico dei proprietari e a compensare le restrizioni imposte allo sfruttamento del legno.

Il bosco appartiene alla città

"Perché possa garantire un’efficace protezione dell’acqua potabile, è importante che il bosco presenti sempre una buona copertura, abbia un numero di alberi stabile e che vi siano misure volte ad impedire il compattamento del suolo e l’immissione di inquinanti nelle acque", spiega l’ingegnere forestale Otmar Elser, che si è occupato della pianificazione del piano di sviluppo forestale su mandato dell’ufficio forestale dei Cantoni di Basilea città e campagna. Di tali incombenze non devono tuttavia preoccuparsi i proprietari di bosco in quanto il bosco a nord-ovest della città appartiene ormai da tempo alle aziende industriali della città di Basilea. Analogamente ci si comporta anche a Winterthur, dove otto su un totale di nove sorgenti di acqua di falda si trovano nel bosco di proprietà della città. Nell'area del Comune di Zell, la città aveva acquistato terreni ricchi di bacini di acque sotterranee già sul finire del XIX secolo.

Come Basilea e Berna, anche Winterthur non dispone di acqua di lago, ma copre il fabbisogno di acqua potabile delle sue 60'000 economie domestiche esclusivamente con acqua di falda. Per proteggere le fonti, dopo il 1950 sono state rimboschite grandi superfici di terreno poste entro il bacino imbrifero.

Sfruttamento rispettoso

Cura del bosco e protezione delle acque sotterranee sono strettamente legate fra loro. L’azienda forestale di Winterthur rinuncia dunque ad ampi tagli di diradamento e favorisce il naturale processo di ringiovanimento che si compie all’ombra degli alberi più vecchi. "Il rinnovamento delle formazioni boschive impedisce il diffuso invecchiamento dei boschi e minimizza anche i danni prodotti dalle tempeste", spiega ancora Küchli. "Dal punto di vista della produzione di acqua potabile non è auspicabile avere radure, poiché il terreno scoperto favorisce una maggiore infiltrazione di azoto che compromette la qualità dell’acqua."

Per proteggere le fonti d’acqua, i macchinari forestali di Winterthur circolano unicamente di strade forestali e - per la rimozione dei tronchi – solo su tracciati stabili. Anche l’uso di oli per catene e per congegni idraulici biodegradabili è da tempo prassi ordinaria. Grazie alle diverse misure di protezione adottate per proteggere la naturale funzione filtrante dei terreni boschivi, le aziende urbane di Winterthur riescono a mettere in rete oltre 10 milioni di metri cubi di acqua sotterranea senza alcun trattamento. Calcolando che la depurazione costa in media 20 centesimi al m3, ciò corrisponde a un risparmio di 2 milioni di franchi.

Più rigore nella raccolta del legno

Nella zona attorno ai pozzi sono state delimitate, durante gli anni '80 e '90, delle aree su cui vigono diverse restrizioni d’utilizzo. Entro le zone di protezione delle acque sotterranee in senso stretto, è soprattutto la raccolta del legno a dover rispondere a particolari precauzioni. Non è ad esempio autorizzato alcun deposito di legna, cosa che porta a mettere in conto distanze di trasporto più elevate.

Il 42 per cento di tutte le zone di protezione delle acque sotterranee della Svizzera si trovano in boschi chiusi. Tale percentuale è nettamente superiore all’areale del bosco che - senza arbusti e cespugli - è pari a circa il 27 per cento. "Di norma l’acqua di falda proveniente da zone boscate contiene nettamente meno inquinanti di quella proveniente da bacini imbriferi abitati o coltivati", dice Benjamin Meylan della sezione Protezione delle acque sotterranee dell’UFAM. "Ciò è essenzialmente dovuto - continua Meylan - al fatto che nel bosco non si faccia uso di concimi o pesticidi, che il terreno non venga smosso e che il suolo boschivo, percorso da una fitta rete di radici e microbiologicamente attivo, procuri una naturale azione filtrante".

Anche Henniez trae profitto dal bosco

Di questi vantaggi traggono profitto anche distributori commerciali come la società vodese Henniez. Il suo capitale naturale è costituito da 250 ettari di bacino imbrifero, posti in una piccola propaggine della valle della Broye. Fino alla fine degli anni '70, le parcelle nelle immediate vicinanze del pozzo erano ancora coltivate. All’inizio degli anni '80, per proteggere meglio il proprio prodotto da sostanze estranee indesiderate come nitrati, cloruri e pesticidi, il produttore ha quindi comprato le fattorie presenti entro il bacino imbrifero, sospendendone lo sfruttamento agricolo.

A partire dal 1984, la ditta ha rimboschito i dintorni della fonte, piantando oltre 70'000 giovani alberi. I 200 ettari di bosco che ne sono risultati si estendono oggi a mo’ di cintura protettiva intorno ai prati naturali sfruttati estensivamente rimasti entro il bacino della sorgente. Nella nota acqua minerale si è così ridotto nel frattempo anche il tenore di nitrati.

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